Next Generation Data Centre Index: per le aziende italiane emerge la necessità di un cambiamento nei prossimi due anni

Quasi un quarto delle aziende europee non ha compiuto progressi verso il consolidamento; ancora molta teoria intorno alla sostenibilità ambientale 

20 maggio 2011

Cinisello Balsamo (MI) – 20 maggio 2011

La notizia

  • Sono numerose le imprese che ancora faticano ad affidarsi a tecnologie innovative nei loro data center e ciò si ripercuote negativamente sulla capacità di rispondere alle esigenze dei rispettivi settori di attività e di reagire rapidamente ai cambiamenti del mercato. E’ questo in estrema sintesi l’esito di Oracle Next Generation Data Centre Index, lo studio realizzato dalla società di ricerca Quocirca sull’evoluzione dei Data Center.
  • La ricerca fornisce le basi per l'elaborazione dell’Indice che, assegnando un punteggio su una scala da 0 a 10, offre un'istantanea dei progressi compiuti dalle aziende nell'evoluzione dei loro data center tramite l'utilizzo di tecnologie sofisticate.
  • Il punteggio medio ottenuto dalle aziende coinvolte nello studio è stato pari a 5,28 (su una scala da 0 a 10, dove 10 corrisponde al massimo livello di innovazione possibile). Tale punteggio rispecchia i risultati conseguiti nelle tre sotto-categorie relative a flessibilità, sostenibilità e supporto al business, e mette in luce come gran parte del mondo business sia ancora lontano dallo sfruttare appieno il valore delle proprie risorse e infrastrutture IT.
  • La ricerca evidenzia inoltre le problematiche più rilevanti generate da infrastrutture complesse e inefficienti, che nel 50% dei casi portano le aziende a necessitare la realizzazione di un nuovo data center nei prossimi due anni.
  • Commissionato da Oracle e realizzato da Quocirca, lo studio condotto a livello globale, ha coinvolto 919 manager di grandi aziende, di cui 100 in Italia.
  • Per maggiori dettagli sulla ricerca: http://bit.ly/iQOFbZ

 Principali risultati

  • In vetta alla classifica Germania e Svizzera, con un Next Generation Data Centre Index (NGDI) pari a 6,09, seguite da Scandinavia (5,95) e Benelux (5,64).
  • Segue a distanza l’accorpamento iberico costituito da Spagna e Portogallo (4,73), quindi l'Italia (4,50) e il Medio Oriente (4,41).
  • L'Europa segue gli Stati Uniti, con punteggi rispettivamente di 5,32 e 5,79.
  • I sotto-indici mostrano come l'aspetto della Flessibilità venga preferito a quello della Sostenibilità: il primo indice si assesta infatti su un valore pari a 5,34, mentre il secondo registra un punteggio di 5,15.
  • Oltre ad aver conquistato le prime posizioni nell'NGDI, Germania, Svizzera e Paesi scandinavi si sono posizionati in testa anche nei sotto-indici relativi a Sostenibilità e Supporto al business.
  • Telecomunicazioni, Utility e Servizi Finanziari sono i settori che hanno registrato i massimi punteggi generali (rispettivamente 6,55, 5,91 e 5,80), mentre Media, Pubblica Amministrazione e, a sorpresa, il settore Retail hanno registrato le cifre più basse (4,78, 4,44 e 4,43).

 Altri risultati rilevanti

  • Quasi un quarto (22%) delle imprese europee e statunitensi non ha ancora registrato progressi in direzione del consolidamento.
  • La virtualizzazione risulta essere ancora poco utilizzata, con un limitato 15% di imprese che a oggi ha adottato questa tecnologia a supporto delle proprie risorse di runtime.
  • Oltre il 50% degli intervistati ha affermato di dover implementare un nuovo data center entro i prossimi due anni, mentre il 7% circa ne ha già necessità.
  • Un quinto delle imprese oggetto dello studio (20%) ha riferito di disporre di poche tecnologie a supporto della gestione dei sistemi; un altro 20% li gestisce sulla base delle singole applicazioni, e quasi un quarto (24%) sulla base dei singoli sistemi operativi.
  • Preoccupa la limitata percentuale dell'11% che si dice invece impegnata in un controllo proattivo dell'uso dei data center al fine di comprendere appieno le modalità di consumo dell'energia.
  • Trova invece ampio sostegno l'aspetto delle Sostenibilità: la metà circa (44%) delle imprese interpellate dispone infatti di una strategia a riguardo, pur mancando però dei piani atti a supportarla.

 La situazione italiana 

  • L’Italia occupa l’ottava posizione generale nell'Oracle NGD Index e in ciascuno dei tre sotto-indici relativi alle categorie Flessibilità, Sostenibilità, Supporto al business.
  • Emerge una problematica generalizzata costituita da valori bassi e da una scarsa propensione al cambiamento. Nonostante l'adozione di soluzioni mirate possa influire positivamente in maniera significativa, i vendor dovranno sostenere uno sforzo non indifferente per riuscire a sensibilizzare i mercati rispetto a questo bisogno di cambiamento.
  • Il 61% delle imprese conferma in ogni caso la necessità di implementare una nuova struttura data center entro i prossimi due anni, dimostrando una certa consapevolezza dell’esigenza di una svolta.
  • Il 34% dei rispondenti ammette forti limiti sul fronte della gestione dei sistemi.
  • La virtualizzazione server è sotto al 10% nel 39% delle imprese intervistate.

 Dichiarazioni a supporto

  • “Sebbene vi siano dei segnali che confermano la presenza di leader e di innovatori che ben comprendono i vantaggi degli strumenti tecnologici disponibili, nell'insieme il mondo aziendale sembra non cogliere appieno il grande valore delle proprie risorse IT”, ha spiegato Dermot O’Kelly, Senior Vice President, EMEA Hardware Sales di Oracle. “La maggior parte delle imprese possiede un'architettura IT enormemente complessa, onerosa da gestire e difficilmente scalabile: tutti elementi che possono impedire all'IT di restituire valore all'azienda. Se non viene operato un cambiamento, molte organizzazioni continueranno a mancare dell'agilità necessaria per reagire rapidamente alle richieste del mercato. Il nostro studio mette in luce quanta strada ci sia ancora da fare in questo senso”.
  • “Questa ricerca rivela come la metà dei partecipanti implementerà nuove strutture di data center entro i prossimi due anni – come risorsa interna, attraverso strutture esterne, ad esempio in co-location, o tramite l'impiego di servizi cloud-based”, ha spiegato Clive Longbottom, Research Director di Quocirca. “Secondo quanto dichiarato dagli intervistati, la ragione primaria riguarda il consolidamento delle risorse IT, subito seguito dal supporto alle attività di business. Gli investimenti a favore dei data center si rivelano considerevoli e devono essere ponderati nel lungo termine da un punto di vista business. È fondamentale che queste imprese si assicurino che la nuova generazione dei loro data center non solo risponda alle necessità contingenti, ma che garantisca anche e soprattutto la flessibilità richiesta per supportare nel lungo termine le attività basate sulla piattaforma IT”.

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