Hubert Yoshida: ecco la top ten dei trend 2011 per storage e data center

Il Vice President e CTO di Hitachi Data Systems riflette sull’andamento del mercato dello storage e sulle esigenze delle aziende, analizzando quelli che saranno i fattori di successo che caratterizzeranno il prossimo futuro
18 febbraio 2011

Milano, 18 febbraio 2011 – Iniziando un nuovo anno, è consuetudine che i leader di mercato studino l’andamento del settore nel quale operano per trarne indicazioni utili per la loro attività. Hubert Yoshida, Vice President e CTO di Hitachi Data Systems, società del gruppo Hitachi, Ltd. (NYSE: HIT), ha individuato nella trasformazione del data center uno dei fattori chiave che influenzerà la maggior parte delle aziende operanti nel settore IT.

Alla luce di questa premessa, i primi elementi da considerare sono sicuramente la virtualizzazione e il Dynamic Provisioning, che costituiscono le basi per i data center cloud e dinamici ad elevata disponibilità. “La virtualizzazione, applicata agli array di storage esterno (HDS o di terze parti), permette la migrazione dei dati da un array ad un altro con una minima interruzione di servizio ed abbatte i costosi tempi di fermo richiesti per la sostituzione dei sistemi di storage obsoleti”, spiega Yoshida. “Allo stesso modo, il Dynamic Provisioning risulta fondamentale poiché permette di disporre dello storage in pochissimi minuti, semplificando l’ottimizzazione delle prestazioni con un ampio striping automatico e garantendo un’infrastruttura storage agile”.

Yoshida afferma inoltre che è auspicabile una più stretta integrazione tra la virtualizzazione dei server e quella dello storage, utile per incrementare l’adozione della virtualizzazione del data center. La virtualizzazione dei server ha infatti permesso di perfezionare la fase di riduzione dei costi di consolidamento dei server stessi ed è attualmente pronta per supportare le applicazioni di tipo Tier 1. Per farlo, però, è necessaria l’integrazione con i sottosistemi storage che possono eliminare alcuni blocchi, tipici nella gestione dell’IO via software o via Sistema Operativo, come le riserve SCSI, e possono scalare soddisfacendo la richiesta di elevata disponibilità e di QoS tipiche delle applicazioni aziendali di tipo Tier 1.

Un altro aspetto importante è la gestione del ciclo di vita dei dati. Il tiering dinamico risulta quindi sempre più fondamentale, in quanto ha la capacità di assegnare un volume ad un pool di storage ed è in grado di spostare parte di questo volume su differenti livelli in base alle attività e agli accessi, senza alcun intervento da parte dell’utente. “Per ottenere prestazioni più elevate e costi più bassi in una configurazione tiering dinamico, è inoltre necessario affiancare ai dischi SSD i dischi SAS e i dischi SATA”, continua Yoshida. “Dato che l’80% o più di un volume di solito non è utilizzato di frequente e non richiede alte performance, solamente una piccola parte dei dati deve risiedere sui dischi SSD (Tier 1) per servire gli elementi attivi di un volume, mentre la maggior parte del volume può risiedere su drive SAS o SATA più economici. Un pool di storage multi-tiered che contiene una piccola quantità di SSD compensata da molti drive SAS e SATA potrebbe costare meno rispetto ad un singolo pool di drive SAS con la stessa capacità totale ed offrire da quattro a cinque volte lo IOPs (I/O per second)”.

Anche il Serial Attached SCSI (SAS) merita un’attenzione particolare, poiché garantisce una maggiore disponibilità e più elevate prestazioni nei sistemi di storage aziendali. Infatti, diversamente dai loop Fibre Channel (FC), che sono utilizzati per supportare i drive FC nei sistemi storage più vecchi, il SAS è un protocollo point-to-point con performance più vantaggiose grazie ad una maggiore velocità. È evidente che con tali caratteristiche sarà più semplice identificare un guasto, diversamente dai loop FC che richiedono una query di ogni disco nel loop fino a quando il drive danneggiato non viene trovato. Sempre più essenziali risulteranno anche i drive Small Form Factor (SFF) in quanto la loro adozione garantirà un’elevata potenza e ottime capacità di raffreddamento. Gli SFF consumano, infatti, circa 6-8 watt di potenza, quasi la metà rispetto ai Large Form Factor (LFF) e questo comporta una notevole riduzione dei consumi ed un ulteriore risparmio di spazio.

Yoshida afferma inoltre che, nel corso del 2011, il cloud si attesterà definitivamente come un valido modello di infrastruttura e la convergenza nel data center inizierà finalmente a decollare. Infatti, la convergenza di server, storage ed infrastrutture di rete renderà più semplice e veloce la distribuzione delle applicazioni e la virtualizzazione sarà la chiave per fornire una piattaforma aperta che assicuri la protezione degli investimenti. 

Un’altra caratteristica che sarà sempre più richiesta, è la trasparenza del livello del servizio offerto alle applicazioni, con cui gli utenti potranno sapere se gli obiettivi di service level sono raggiunti, determinare il chargeback ed organizzarne il suo utilizzo, oltre che conoscere lo stato di salute della propria infrastruttura.

“Infine, ma non in ordine di importanza, credo che sia assolutamente necessario soffermarsi sui Remote Managed Services, indispensabili per sgravare i responsabili IT da tutti quei compiti di livello inferiore, come il monitoraggio e il reporting, che rischiano di limitare o rallentare il passaggio alle nuove tecnologie”, conclude Yoshida. Infatti, negli ultimi dieci anni, l’imperativo dell’IT è stato quello del “fare sempre di più con meno” e ciò ha comportato un sovraccarico di lavoro per lo staff operativo, a discapito della trasformazione del data center. L’utilizzo dei tool per la gestione remota potrebbe invece essere la soluzione adatta, anche per ottenere un ritorno degli investimenti più rapido.

Risorse web:
Per ulteriori approfondimenti visitate il blog di Hu Yoshida all’indirizzo: http://blogs.hds.com/hu/  
http://blogs.hds.com/hdstv/2011/01/2011-storage-trends-hu-yoshida.html?c=Corporate&WT.ac=us_hp_sp3r2&_p=v

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